B & N | UDINESE, TORO-TORA! DUE REGALI, QUATTRO SCONFITTE E UNA SQUADRA SENZA RABBIA: È ORA DI CAMBIARE ROTTA!

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TORINO – UDINESE

Stadio Grande Torino
Arbitro: Crezzini di Siena (7)

Ira furor brevis est: la rabbia necessaria per reagire

Ira furor brevis est (Orazio, Epistole, I, 2, 62): l’ira è un breve furore, cioè una momentanea follia. Così, nello stesso senso, anche Petrarca. Ma aggiungiamo: esiste un’ira necessaria, quella che serve per conquistare attivamente il proprio futuro e raggiungere gli obiettivi complessivi. Anche la rabbia, quando è giusta, aiuta a crescere e a rendere di più.

«L’uomo non è che una canna, la più debole della natura, ma è una canna che pensa e che sa reagire quando vuole. Non occorre che l’universo intero si armi per annientarlo: una goccia d’acqua basta a ucciderlo. Ma quand’anche l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe sempre più nobile di ciò che lo uccide, perché sa di morire e conosce il vantaggio che l’universo ha su di lui, mentre l’universo non sa nulla».

(Blaise Pascal, Pensieri).

Tora-Tora, Tora! Anche nel 2026

(1940-1945). Tora-Tora, Tora! Ancora nel 2026 si sente gridare a gran voce, proprio come avevamo previsto nel prepartita. Noi tifosi, cattivissimi ma soprattutto arrabbiati, dopo tre settimane di pausa dovute agli impegni delle nazionali in preparazione, assistiamo a una sorta di attacco a sorpresa: l’Udinese emula i giapponesi nell’attacco al porto di Pearl Harbor, dove erano ormeggiate le navi statunitensi. A Torino, invece, a essere colpiti sono i palloni di casa nostra.

Non bastano pubblicità e vanterie: contano i gol, contano i fatti! Mancano alcuni campioni? Non importa: sono tutti arruolati sponte sua e pagati per fare il proprio dovere. La superficialità è penosa oltre che, forse, deleteria.

Le scelte di formazione e i cambi effettuati nel secondo tempo sono stati errati? È legittimo chiederselo.

Non si era mai visto un portiere, peraltro molto bravo in alcune partite, compiere un’uscita a vuoto, perdere il controllo della situazione e subire il primo gol del Torino, realizzato da Bragança al 36′ del primo tempo.

Successivamente, l’Udinese ha pareggiato grazie a un servizio di Ebosse per Ekkelenkamp, autore del gol del pareggio al 22′ della ripresa. A quel punto l’Udinese avrebbe potuto salvarsi, almeno con un punticino.

Ma no, signori! Un professionista esperto come Okoye, portiere di grande esperienza, commette una seconda uscita a vuoto, ripetendo l’errore del primo tempo e consentendo al Torino di riportarsi in vantaggio.

L’Udinese rallenta nella ripresa, dopo un ottimo primo tempo. Può esserci qualcosa sotto? Viene da chiederselo, anche se pensare male non significa necessariamente avere ragione.

Il Torino si porta nuovamente in vantaggio e l’Udinese continua a giocare, ma senza riuscire a rimediare. A mio modesto avviso, almeno in apparenza, la squadra tira da una parte e dall’altra, in basso e in alto, concedendo però poche occasioni che impegnino seriamente il portiere avversario.

Una prestazione che sembra quasi un invito ad affondare la nave dell’Udinese.

Attenzione a questo allenatore che, dopo tre anni, sembra conoscere ancora poco i giocatori che gli sono stati affidati e le caratteristiche del campionato italiano, uno dei più complicati al mondo, ma oggi in evidente difficoltà. In difficoltà è anche l’Udinese, che si trova al sestultimo posto, con appena quattro punti. E magari fosse finita qui: probabilmente non sarà così.

La prossima partita sarà contro il Lecce al Friuli, un’altra compagine dal dente avvelenato, che in casa propria ha battuto nientemeno che il Bologna. E battere il Bologna non è certo un’impresa facile.

Occorre cambiare rotta

Ora l’Udinese deve mettersi in testa che avrà vita molto difficile per tutto il campionato, dopo aver cercato e voluto, con determinate scelte, la propria rovina sportiva.

Può rifarsi, sia attraverso il bel gioco sia, soprattutto, con un gioco meno spettacolare ma più pratico. Serve una preparazione mentale adeguata, oltre a quella fisica. Ieri, forse, entrambe sono venute meno nella ripresa: è mancato il fiato e si è assistito a un evidente calo del rendimento nel secondo tempo.

È forse giunta l’ora di far riposare il mister? La squadra sembra aver bisogno di nuove energie e di una guida capace di trasmettere idee, convinzione e determinazione. Anche la comunicazione conta: dopo tre anni, la mancata conoscenza della lingua italiana da parte dell’allenatore continua a suscitare perplessità. I contratti vanno rispettati, naturalmente, ma anche le esigenze della squadra devono essere considerate. Se un allenatore non riesce a comunicare pienamente con l’ambiente, il problema merita di essere affrontato.

Solet lasciamolo in pace: insieme a Lovric è uno di quelli che macinano gioco e lavoro, e non soltanto in fase difensiva.

Ci sono molti bravi giocatori, ma non si capisce perché questa squadra non riesca a dimostrare e a mettere in campo la propria forza reale. In un modo o nell’altro, finisce sempre per cedere all’avversario, e spesso in maniera inopportuna.

Dopo tre settimane di sosta e di riposo, siamo ormai in ottobre, il mese dell’Oktoberfest. Un mese che, se la memoria non mi tradisce, non lascia bei ricordi a chi c’era negli anni Settanta.

Ora l’Udinese ha cercato e trovato la propria festa della birra: un vero October flop!

È giunta forse l’ora di ripensare la posizione del mister, che appare stanco ed esausto. E, se a lui piace poco l’italiano, a noi piace sempre meno il suo idioma straniero. Ci scusi, ma questo è il nostro pensiero, giusto o sbagliato che possa essere.

Forse comincerà a sentire il fiato sul collo: dopo ben quattro sconfitte, chissà quante altre ne seguiranno, se non si correrà ai ripari.

Ora arriva il Lecce, avversario molto pericoloso, anche se il Friuli dovrebbe rappresentare un terreno favorevole ai nostri colori. Non sarà una partita semplice.

Sembrava che fosse il Torino a trovarsi in difficoltà. Invece, al momento decisivo, l’Udinese ha fatto flop, mostrando una mollezza preoccupante, mentre il Torino, incoraggiato dai gol, ha ritrovato la verve necessaria per portare a casa il risultato.

Auspichiamo che la squadra sappia riprendersi già dalla prossima partita, ma non possiamo aggiungere altro, considerata la qualità del gioco espresso finora.

Occorre ritrovare non soltanto il morale, ma anche la rabbia necessaria per reagire, la qualità, la fiducia in sé stessi, l’autostima e, soprattutto, la saggezza di sapere che cosa si sta facendo in campo.

Basta feste e regali agli avversari!

Se vuoi risalire la china e migliorare quel dodicesimo posto conquistato nel tempo, devi tirare fuori i pallettoni borsistici, giocando per conquistare posizioni sempre più alte in classifica e puntare al primato, o quantomeno agli obiettivi più ambiziosi.

Se non altro, bisogna cercare di recuperare gli investimenti sostenuti dalla società.

Forza Udinese: meno regali, più concretezza, più rabbia e più voglia di vincere!