B & N | Udinese, basta regali: serve una scossa per risalire la china …

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Udinese-Milan, una sconfitta che fa male: i bianconeri devono ritrovare se stessi

Stadio Friuli-Bluenergy di Udine. Arbitro Marcenaro, VAR Pezzuto, AVAR Aureliano.

A prescindere dalla difficoltà della partita, era urgente risalire la china. Altrimenti, al ritorno in campo dopo la pausa del campionato, potrebbero essere guai seri.

Come avevamo previsto alla vigilia, purtroppo, le nostre preoccupazioni hanno trovato conferma. Sotto un cielo plumbeo e minaccioso, l’Udinese si è arresa ancora una volta, lasciando al piccolo Milan — ridotto, peraltro, a fare i conti con numerose assenze tra i suoi uomini migliori — la possibilità di imporsi per 2-0.

Una sconfitta che brucia, soprattutto perché maturata in casa, davanti al proprio pubblico, e perché alimenta interrogativi sempre più difficili da ignorare.

Una difesa disorientata e un Milan che ringrazia

Il Milan ha il merito di battere il primo pallone, ma sono sufficienti pochi minuti perché la partita assuma una direzione preoccupante per i bianconeri. La difesa appare incerta e disorientata. Al sesto minuto, Pulisic trova il corridoio giusto per Bartesaghi, che firma il primo gol della serata.

Una rete che mette subito in salita la gara dell’Udinese e che solleva interrogativi sulla disposizione e sulla tenuta del reparto arretrato. Viene spontaneo domandarsi se una squadra che ambisce a una classifica migliore possa concedere simili opportunità con tanta facilità.

Kabasele, dal canto suo, ingaggia con l’avversario un confronto dai modi tutt’altro che gentili, ricorrendo a interventi ruvidi che non risolvono però i problemi della retroguardia. Dopo il gol subito, la reazione sembra affidata più all’irruenza che alla lucidità.

Palma fuori posizione e Piotrowski sacrificato

Anche il rientro di Palma, schierato da Runjaic sul centro-sinistra anziché al centro della difesa, non sembra produrre gli effetti sperati. Il giocatore appare poco a suo agio in una collocazione che non ne valorizza le caratteristiche.

E qui torna il nostro interrogativo sulla gestione tecnica: che cosa si vuole ottenere da queste scelte? Il cosiddetto «mistero» della panchina friulana continua ad alimentare dubbi, mentre l’Udinese sprofonda in una situazione che meriterebbe ben altra attenzione.

Anche Piotrowski, schierato in una posizione che lo costringe soprattutto a ripiegare, finisce per perdere incisività. La sua struttura fisica e le sue qualità non vengono sfruttate come potrebbero. Nel complesso, la squadra appare priva di un disegno tattico sufficientemente chiaro: manca un equilibrio riconoscibile tra difesa, centrocampo e attacco.

Il solito Ekkelenkamp, mentre gli altri non incidono

Tra i bianconeri, Ekkelenkamp è ancora una volta quello che sembra avvertire maggiormente il peso della situazione. Lotta, prova a reagire e dà l’impressione di non volersi arrendere.

Davis, tanto spesso elogiato per la sua forza e la capacità di trascinare la squadra, questa volta non riesce a esprimersi al meglio. Miller si spegne presto, uscendo progressivamente dalla partita. Arizala, chiamato a sostituire Kamara, non riesce a cambiare sostanzialmente il volto della gara.

Zaniolo entra quando ormai la partita sembra compromessa, ma riesce almeno a rendersi protagonista di un paio di iniziative che costringono il portiere rossonero a intervenire. Lovric viene inserito quando il tempo a disposizione per incidere è ormai ridotto.

Da segnalare, invece, l’ingresso del giovane friulano Vinciati, originario di Lignano, che alla sua prima apparizione in Serie A si rende subito protagonista, impegnando il portiere avversario con una conclusione. Un piccolo segnale positivo in una serata che di soddisfazioni ne offre davvero poche.

Restano, tuttavia, le responsabilità sui gol subiti: in occasione della prima rete, la corsia concessa a Bartesaghi appare troppo libera; anche sul raddoppio di Jashari, la fase difensiva non offre le necessarie garanzie.

Le parole del tecnico non bastano più

«Il primo gol ha complicato la partita», è stata, in sostanza, la spiegazione del mister. Una considerazione comprensibile, ma che non può esaurire l’analisi di una prestazione così deludente.

A nostro giudizio, il problema potrebbe essere più profondo. Si ha la sensazione che alcuni meccanismi non funzionino più e che il rapporto tra le idee dell’allenatore e la risposta della squadra debba essere verificato con grande attenzione.

Non vogliamo trasformare i sospetti in certezze, né attribuire responsabilità senza prove. Tuttavia, dopo tante difficoltà, è legittimo domandarsi se il gruppo creda ancora pienamente nel progetto tecnico e se siano necessarie nuove energie, nuove motivazioni e, forse, un diverso approccio alla gestione dello spogliatoio.

Si può perdere, certamente. Ma bisogna farlo combattendo, con onore, sacrificio e determinazione. Quello che non si può accettare è la sensazione di una squadra che rinunci troppo presto a imporre la propria volontà.

Società preoccupata, tifosi ancora vicini

Anche l’atteggiamento della dirigenza, almeno a giudicare dalle immagini del direttore tecnico impegnato a colloquio con la stampa, è sembrato tradire una certa irritazione e preoccupazione, pur senza escludere la speranza di una svolta.

Dopo sei sconfitte, il problema non è soltanto la classifica. È soprattutto quello psicologico e morale. Quando la fiducia nei propri mezzi viene meno, ogni errore pesa il doppio e ogni difficoltà rischia di trasformarsi in un ostacolo insormontabile.

La gara contro il Milan ha ricordato, per certi aspetti, quella contro l’Inter. Ma questa volta c’era una differenza importante: si giocava a Udine, davanti al pubblico di casa. Proprio per questo la delusione è ancora più forte.

Eppure, la Curva Nord ha scelto di non fischiare la squadra al termine dell’incontro. Al contrario, ha incoraggiato i giocatori e accettato le maglie offerte loro a fine partita. Un gesto di sostegno che testimonia come la tifoseria, nonostante tutto, non abbia ancora smesso di credere nella possibilità di una ripresa.

Basta passività: l’Udinese deve reagire

Il tiki-taka non si è visto, il controllo della partita è rimasto prevalentemente nelle mani del Milan e la squadra bianconera non è riuscita a imporre un’identità di gioco convincente.

Anche osservando il contributo di Modrić nella costruzione delle azioni rossonere, emerge una lezione che l’Udinese dovrebbe fare propria: servono qualità nelle scelte, lucidità, movimenti coordinati e capacità di leggere gli spazi. Non basta correre; bisogna sapere dove andare e come sostenersi reciprocamente.

Ora occorre ritrovare convinzione, resistenza mentale e fisica, autostima e soprattutto una volontà collettiva che non venga meno alle prime difficoltà. La preparazione delle partite dovrà curare con attenzione sia l’aspetto tecnico sia quello energetico, perché intensità e lucidità devono procedere insieme.

Forse sarebbe opportuno rinnovare anche l’aria sul piano motivazionale, introducendo stimoli diversi e restituendo entusiasmo a un gruppo che sembra aver smarrito parte della propria sicurezza. Un pizzico di sana ambizione, fiducia nelle proprie capacità e persino quella dose di orgoglio personale che, quando è ben indirizzata, può trasformarsi in energia positiva, non guasterebbe.

La rabbia, se incanalata nel modo giusto, può diventare una risorsa preziosa. Ma deve tradursi in impegno, disciplina e sacrificio, non in nervosismo o iniziative individuali senza costrutto.

Udinese, basta con le sconfitte che sembrano già scritte. Serve una reazione vera, dentro e fuori dal campo. Servono coraggio, concentrazione, generosità e la capacità di lottare su ogni pallone, soprattutto quando la partita si fa difficile.

Cumò sperin ben. Corajio, bianconeri!

Fuarce Udin! No butâsi jù.