Per l’Udinese di Mister Runiajac è sopraggiunta l’ora di un primo tagliando, attribuito di ogni crisma di negatività, ovviamente. La squadra rende poco, è bloccata sulla soglia dei 4 punti da 6 turni consecutivi. In seno al gruppo squadra non funziona più niente. Fisici depotenziati, non a punto, e batterie della motivazione e quadratura mentale scariche. Il tifo organizzato lo ha capito, e sta traendo il cordone ombelicale che lo collega alla società bianconera in segno di viva e accorata protesta. Il rapporto col mister come detto è logoro, è assolutamente ora di impartire un cambiamento, una svolta pure repentina. Ma questi indici a Piazzale Repubblica Argentina sembrano non suggestionare nulla. Intanto tra la critica qualificata si parla del ritorno di Cannavaro, o magari dell’approdo a Udine di Calzona o Zanetti che siano. Poi altri nomi minoritari che non vogliamo nemmeno menzionare, in ragione della loro apparente marginalità. Ci vuole qualcuno che tiri su la squadra dalle sabbie mobili, mentre intanto domani sera la squadra deve fare assolutamente centro in quel di Parma, cogliendo il massimo obiettivo numerico che è insito ovviamente in una vittoria, magari pur sofferta ma proficua per i tempi che corrono. Bisogna far prendere una boccata d’ossigeno all’ambiente, che è stufo di alimentarsi di pane e cipolla. Peraltro come già detto è un periodo particolarmente arduo, dopo il Parma c’è la Roma a Udine, e la squadra di mister Gasperini non sembra proprio essere in vena di concedere grazie a chicchessia, tutt’altro viste le ambizioni d’altissima classifica dei lupacchiotti. Per quanto attiene al nostro pensiero, o si fanno almeno 4 punti nelle prossime due gare o si va in conclave per la scelta di un nuovo tecnico. Questo trend di rendimento non riguarda la storia e le ambizioni di tranquillità della squadra friulana, e questo Pozzo e compagnia lo devo capire, prendendo repentine contromisure di fatto in caso si cannasse l’obiettivo auspicato ed auspicabile. E’ ora di suonare la sveglia, all’ombra dello Stadio Friuli, non ci sono più scusanti che possano essere degne di giustificazione.
di Valentino Deotti
