PARMA-UDINESE 0-0
Stadio Ennio Tardini di Parma – Arbitro: Massa. VAR: Mazzoleni. AVAR: Baroni. Risultato finale: 0-0.
«Quanto bello sarebbe se i voti si potessero pesare, anziché contare». (Georg Christoph Lichtenberg, Osservazioni e pensieri)
«Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo». (Archimede)
Due citazioni che sembrano adattarsi perfettamente al momento dell’Udinese. Perché, prima ancora dei numeri e dei risultati, occorre ritrovare un punto d’appoggio: fiducia, determinazione, umiltà e soprattutto continuità. Passo dopo passo, come recita una celebre canzone, senza lasciarsi condizionare dall’avversario di turno, pur rispettandolo. Il calcio, del resto, ha le sue regole e non concede sconti a nessuno. Anche il nuovo orientamento arbitrale, apparentemente più vicino alla scuola inglese e meno incline a interrompere il gioco per contatti e falli di lieve entità, impone alle squadre di adeguarsi.
Un punto che interrompe la caduta, ma non cancella la crisi
L’Udinese si presentava a Parma per un esame che aveva il sapore di un’ammissione alla maturità. Dopo sei sconfitte consecutive e con la zona retrocessione pericolosamente vicina, serviva una risposta. Non necessariamente una prestazione spettacolare, ma almeno un segnale concreto di risveglio.
Il pareggio a reti inviolate interrompe la serie negativa, ma lascia aperti interrogativi pesanti. È probabilmente una delle stagioni più difficili della gestione Runjaic e, più in generale, una delle annate più deludenti degli ultimi tempi per la società bianconera della famiglia Pozzo.
A questi giocatori, spesso proclamati campioni troppo presto, è arrivato il momento di chiedere qualcosa in più. I veri valori devono emergere sul campo, non nelle dichiarazioni o nelle aspettative. Servono umiltà, sacrificio e consapevolezza delle proprie possibilità. Alcuni elementi possiedono qualità indiscutibili, talvolta persino straordinarie, ma devono dimostrarle con continuità.
A Parma, più che il coraggio, ha probabilmente vinto la paura. Da entrambe le parti.
Okoye, finalmente decisivo. Ma il problema resta il gol
Una nota particolarmente positiva arriva da Okoye, protagonista di una prestazione importante e soprattutto della parata sul calcio di rigore assegnato al Parma. Un intervento istintivo, decisivo, che ha evitato una sconfitta e restituito fiducia alla squadra.
Un episodio che merita di essere sottolineato: il portiere bianconero ha neutralizzato la conclusione dal dischetto di Bernabé, dimostrando di poter essere un punto di riferimento anche nei momenti più delicati.
Resta però il problema principale: l’Udinese non segna. La squadra fatica a concretizzare quanto costruisce e sembra aver smarrito quella capacità offensiva che in passato le consentiva di mettere in difficoltà anche avversari di maggiore prestigio.
Perché non arrivano più i gol? Perché si è progressivamente inceppato anche il gioco sulle palle inattive, che per lungo tempo aveva rappresentato una delle armi più efficaci dei bianconeri?
Sono interrogativi ai quali mister Runjaic deve dare risposte, senza limitarsi a ribadire che la squadra è forte. Se lo è davvero, deve dimostrarlo attraverso il gioco, la corsa e i risultati.
Preparazione, condizione atletica e responsabilità tecniche
Non si può continuare a ricondurre tutto agli infortuni. Le assenze pesano, certamente, ma la rosa dispone di un numero di giocatori tale da consentire alternative sufficienti per affrontare il campionato.
Dopo una stagione iniziata con ben altre prospettive, viene spontaneo domandarsi che cosa stia accadendo. È cambiato qualcosa nella preparazione settimanale? Sono diminuiti velocità, resistenza e spirito di sacrificio? La squadra appare meno brillante, meno aggressiva e talvolta incapace di mantenere lo stesso ritmo per tutta la partita.
Anche la gestione dalla panchina merita una riflessione. Il dialogo continuo tra allenatore e collaboratori è certamente utile, ma ciò che conta è la capacità di intervenire tempestivamente quando il gioco non funziona.
La responsabilità, nel calcio, non può essere sempre attribuita ai singoli giocatori. Quando i risultati mancano e le difficoltà si ripetono, il tecnico è inevitabilmente chiamato a individuare le cause e a trovare le soluzioni.
Massa sotto accusa: due episodi da chiarire
La direzione di gara di Massa lascia più di una perplessità, soprattutto dal punto di vista bianconero.
L’Udinese reclama due calci di rigore: uno per il contatto subito da Davis in area parmense e un altro per un intervento ai danni di Ekkelenkamp. Episodi che, a giudizio di chi scrive, meritavano quantomeno una valutazione più attenta.
Di contro, il rigore concesso al Parma è stato assegnato senza esitazioni, salvo poi trovare in Okoye un ostacolo insuperabile.
Anche l’episodio del cartellino rosso mostrato a Zaniolo, che secondo la ricostruzione bianconera aveva piuttosto subito un fallo, ha suscitato forti proteste. La successiva revoca del provvedimento, se confermata, non cancella comunque le perplessità sulla gestione dell’episodio.
Il direttore tecnico Nani avrebbe manifestato il proprio dissenso, mentre Gilardino ha avuto modo di confrontarsi con le decisioni arbitrali.
Gli arbitri possono sbagliare, come tutti, ma proprio per questo è necessario che gli episodi determinanti vengano valutati con la massima attenzione. Le decisioni arbitrali possono incidere profondamente sul risultato e, di conseguenza, sulla classifica. Il VAR dovrebbe contribuire a ridurre gli errori, non lasciare ulteriori dubbi.
Zaniolo e Zanoli: due pedine importanti per il futuro
Tra gli aspetti positivi della trasferta emiliana emerge ancora una volta l’importanza di Zaniolo. La sua presenza dal primo minuto offre all’Udinese personalità, qualità tecnica e una diversa capacità di attaccare gli spazi.
Il suo contributo potrebbe diventare ancora più significativo con il rientro di Zanoli. Le due «Z» potrebbero rappresentare un elemento importante per completare l’assetto tattico e migliorare la qualità complessiva del gioco bianconero.
Zaniolo, dal canto suo, si è detto fiducioso sulla possibilità di recuperare terreno e rilanciare la squadra in classifica. Adesso, però, alle parole devono seguire i fatti.
La Roma all’orizzonte: in casa servono risposte
Il prossimo appuntamento con la Roma rappresenta già un banco di prova importante. In casa occorre ritrovare la vittoria e, soprattutto, dare continuità alle prestazioni.
Non basta interrompere una serie negativa: bisogna ricostruire un’identità, recuperare sicurezza e ritrovare quella determinazione che aveva caratterizzato i momenti migliori della squadra.
Anche gli altri risultati del campionato offrono spunti di riflessione. Il Bologna ha saputo imporsi sul Milan a San Siro per 2-1, dimostrando che anche le squadre considerate meno attrezzate possono ottenere risultati importanti. La Juventus, a sua volta, non può essere considerata al riparo dalle difficoltà, mentre l’Inter ha dovuto sudare per avere ragione di un Venezia intraprendente.
Il campionato non concede certezze e ogni partita richiede attenzione, organizzazione e convinzione.
Il punto finale: basta promesse, servono fatti
L’Udinese vista a Parma ha mostrato qualcosa di positivo, soprattutto nella capacità di non perdere e nella prestazione di Okoye. Per lunghi tratti ha avuto una presenza in campo superiore a quella del Parma, che ha impiegato circa un’ora prima di trovare il primo tiro nello specchio della porta, secondo la ricostruzione della partita.
Ma il predominio territoriale e la qualità del gioco devono tradursi in occasioni, reti e punti. Altrimenti restano soltanto buone intenzioni.
Non è il momento di filosofeggiare, né di cercare continuamente giustificazioni. Il calcio è fatto di lavoro, applicazione, sacrificio e risultati.
Mister Runjaic è chiamato a trovare il punto d’appoggio da cui ripartire. La società deve valutare attentamente la situazione e i giocatori devono dimostrare di meritare la fiducia ricevuta.
L’Udinese non può aver smarrito in poche settimane tutto ciò che aveva costruito. Le qualità esistono, ma devono tornare a manifestarsi.
Passo dopo passo, dunque. Con umiltà, senza paura e con la consapevolezza che la maglia bianconera va onorata sul campo.
Perché i voti, come ricordava Lichtenberg, sarebbe bello poterli pesare anziché contarli. E per l’Udinese, oggi, conta soprattutto ritrovare il peso specifico delle proprie prestazioni.
Di Carmino Deotti