B & N Plus | FRIULI, TRA IDENTITÀ E FUTURO: L’UDINESE CERCA LA RINASCITA, IL TERRITORIO RILANCIA LA SFIDA DELL’AUTONOMIA

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Ho rielaborato il testo in forma di articolo giornalistico, mantenendo il tono critico, appassionato e fortemente friulano dell’autore, ma rendendo più scorrevoli le argomentazioni, correggendo le ripetizioni e dando maggiore ordine ai contenuti. Ho mantenuto separati i due temi: Udinese e autonomia del Friuli.

Scrittura

UDINESE, SERVE UNA SCOSSA: ZANETTI CHIAMATO A RISVEGLIARE LA SQUADRA

Dopo l’addio di Runjaic e l’arrivo di Paolo Zanetti, l’Udinese è chiamata a ritrovare carattere, identità, intelligenza calcistica e attaccamento alla maglia.

Che cosa non convinceva, ultimamente, nell’Udinese di Kosta Runjaic? A nostro avviso, parecchio. Per non dire quasi tutto.

Una squadra che, almeno sulla carta, dispone di giocatori dotati di buone qualità individuali, ma che in campo non riesce più a esprimere un gioco convincente, continuo e soprattutto efficace. Le individualità, da sole, non bastano. Il calcio è innanzitutto un gioco collettivo, nel quale preparazione atletica, intelligenza tattica, determinazione e spirito di sacrificio devono procedere insieme.

Runjaic continuava a parlare di una squadra forte e di giocatori di qualità. Ma ci sarebbe piaciuto sentire maggiori considerazioni sulla preparazione settimanale, sulla condizione atletica e sul lavoro necessario per costruire una formazione capace di reggere novanta minuti ad alta intensità.

Servono velocità, resistenza, concentrazione, capacità di orientamento, apertura mentale e soprattutto crescita tecnica e tattica. Qualità che, attualmente, non sembrano emergere con sufficiente continuità.

Non possiamo dimenticare l’Udinese di un anno fa, capace di sorprendere e di superare anche momenti difficili. Oggi, invece, sembra quasi di trovarsi davanti a un’altra squadra. Come mai? Che cosa è cambiato? E soprattutto, perché giocatori che in passato hanno dimostrato determinate capacità oggi faticano a ripetersi?

Sono interrogativi ai quali la società e gli stessi calciatori dovrebbero dare risposte. Ogni componente della squadra dovrebbe assumersi le proprie responsabilità, indicando ciò che non funziona e dimostrando concretamente la volontà di migliorare.

PREPARAZIONE, DISCIPLINA E RESPONSABILITÀ

Non vogliamo mettere in discussione le capacità di Paolo Zanetti, nuovo allenatore dell’Udinese. Tuttavia, per risvegliare questa squadra potrebbe servire una vera scossa: metaforicamente, un orso o un carro armato!

Non bastano le dichiarazioni di circostanza. Occorre ritrovare la voglia di lavorare, di correre, di lottare e di sacrificarsi per i compagni.

La società deve intervenire con decisione, pretendendo da tutti professionalità e applicazione. Chi indossa la maglia dell’Udinese deve sapere che dietro di sé ha una società, una città e un’intera regione che gli accordano fiducia.

Naturalmente, anche il tema economico merita una riflessione. Nel calcio circolano ormai cifre enormi, persino in realtà come Udine, che non dispongono delle risorse delle grandi società quali Inter, Milan, Juventus, Roma e Napoli. Stipendi e compensi sembrano spesso appartenere a un altro mondo, soprattutto se confrontati con quelli di tante persone che lavorano quotidianamente nelle nostre realtà produttive.

SERVONO INTELLIGENZA CALCISTICA E SPIRITO DI SQUADRA

L’Udinese deve recuperare soprattutto quella che potremmo definire intelligenza calcistica: capacità di leggere le situazioni, anticipare le mosse degli avversari, gestire i tempi della partita e mantenere lucidità anche sotto pressione.

Occorrono autostima, fiducia reciproca, empatia e spirito altruistico. Non può essere il singolo a cercare soltanto la propria affermazione: deve essere l’intero collettivo a crescere e a valorizzare le qualità di ciascuno.

La difesa, innanzitutto, deve ritrovare solidità. Si parla spesso di una squadra fisicamente forte: ebbene, questa caratteristica deve tradursi in un’organizzazione difensiva rigorosa, capace di chiudere gli spazi e impedire agli avversari di raggiungere agevolmente l’area di rigore.

Il centrocampo dovrà svolgere un ruolo fondamentale, garantendo velocità, copertura e capacità di interrompere sul nascere le iniziative avversarie.

A nostro modesto avviso, andrebbe inoltre privilegiato un gioco rasoterra, con il pallone mantenuto sotto controllo e una costruzione ordinata verso la porta avversaria. Senza però dimenticare la necessità di proteggersi dalle ripartenze e dai palloni lunghi, prestando particolare attenzione ai corridoi difensivi che troppo spesso sono stati lasciati liberi, offrendo agli avversari occasioni fin troppo generose.

CALCI PIAZZATI: UN’ARMA DA RECUPERARE

C’è poi un altro aspetto che merita attenzione: il gioco inattivo.

Calci d’angolo, punizioni e situazioni da palla ferma possono determinare il risultato di una partita. Un tempo rappresentavano un’arma tattica fondamentale, preparata e studiata nei minimi particolari.

Oggi, invece, nell’Udinese sembra che questa componente sia stata trascurata o comunque non adeguatamente valorizzata.

È necessario tornare ad allenare schemi, movimenti e soluzioni alternative, affinché ogni calcio piazzato possa trasformarsi in una concreta opportunità offensiva.

LA PARTITA CON LA ROMA: UN’OCCASIONE SPRECATA

La Roma, a Udine, ha saputo portare a casa la partita sfruttando anche quelle situazioni e quelle caratteristiche che avrebbero dovuto appartenere proprio alla squadra friulana.

L’Udinese, in alcuni momenti, ha mostrato un gioco persino superiore a quello degli avversari, ma senza riuscire a concretizzare. Ed è proprio questo il problema: giocare a tratti bene non basta, se poi manca la capacità di trasformare il gioco in risultati.

Come ricordava Winston Churchill, il successo consiste nella capacità di passare da un fallimento all’altro senza perdere entusiasmo.

Un principio che vale anche nel calcio: occorre reagire, senza paura e senza timori, ritrovando fiducia, convinzione e determinazione.

UNUS ET TRINUS: L’UNIONE FA LA FORZA

Non è il singolo giocatore, per quanto dotato, a determinare da solo il valore di una squadra. È l’intero gruppo che deve riconoscersi in un progetto comune, avere fiducia nelle proprie capacità e rispettare il contributo di ciascun compagno.

Unus et trinus: uno e insieme tutti.

L’unione fa la forza. E questa forza, se adeguatamente coltivata, può generare prestigio per la squadra, per la società e per l’intera tifoseria.

Il prestigio, quando viene difeso e alimentato, diventa anche sicurezza, autorevolezza e capacità di affrontare gli avversari senza complessi.

Ha dunque un significato importante il richiamo del nuovo allenatore alla necessità di ritrovare un cuore e un’anima. È proprio da lì che l’Udinese deve ripartire.

Non possiamo continuare a vivere di sacrifici, delusioni e occasioni mancate dopo oltre trent’anni di storia e di appartenenza.

Ricordiamo che l’ultima salvezza arrivò anche grazie all’intervento di Fabio Cannavaro, verso il quale conserviamo riconoscenza e fiducia.

Adesso, però, bisogna guardare avanti.

I giocatori che hanno scelto liberamente di vestire la maglia bianconera, indipendentemente dalle loro origini, hanno assunto un impegno: onorare i colori dell’Udinese e rispettare il Friuli che li ha accolti, sostenuti e scelti.

Il popolo friulano è ospitale, forse anche fin troppo. Ma l’ospitalità non deve essere confusa con la mancanza di aspettative.

Chi rappresenta questa terra deve dimostrare attaccamento, serietà e rispetto.

A Paolo Zanetti il compito di ricostruire una squadra vera, capace di giocare novanta minuti, di soffrire insieme, di reagire e soprattutto di tornare a vincere.

L’Udinese deve ritrovare se stessa. E il Friuli aspetta risposte sul campo.

Auguri a Paròn Pozzo per una repentina ripresa condizionale e buona fortuna a Mister Paolo Zanetti, quarantaquattrenne in grado di svegliare l’Udinese !


AUTONOMIA FRIULANA: IL PROGETTO DI UNIONE CON IL VENETO APRE NUOVI INTERROGATIVI

Il Friuli storico rivendica la propria identità, i propri nomi e le proprie tradizioni. Ogni progetto istituzionale dovrà tenere conto della sua storia.

Sul fronte dell’autonomia regionale, abbiamo appreso dell’avvio di una proposta concreta volta a unire il Friuli al Veneto.

Una prospettiva che merita attenzione e approfondimento, soprattutto da parte di chi, come noi, in passato è stato coinvolto in progetti e iniziative autonomiste.

Il Friuli storico non può essere considerato una realtà geografica priva di una propria identità. Possiede una storia, una cultura, tradizioni e denominazioni che devono essere rispettate e tutelate.

Qualunque progetto di riorganizzazione istituzionale dovrà quindi chiarire quali saranno le garanzie per la conservazione di questa identità.

Non si tratta soltanto di definire nuovi confini amministrativi, ma di stabilire quale ruolo dovrà avere il Friuli nel futuro assetto territoriale, anche in rapporto all’Europa.

Resta inoltre aperta la questione europea: quale sarà il futuro dell’Unione? Quali equilibri politici prevarranno? E quanto conteranno le singole realtà territoriali nella costruzione di un’Europa realmente unita?

Anche le vicende dell’Ungheria e i suoi rapporti con la Russia dimostrano quanto siano delicati gli equilibri internazionali. I rapporti intrattenuti in passato dalla leadership ungherese con Mosca hanno sollevato interrogativi sulla collocazione politica del Paese e sulla coerenza delle sue scelte europee.

Sono questioni che richiedono chiarezza: ogni Paese deve assumersi le proprie responsabilità e definire con trasparenza la propria posizione rispetto agli equilibri europei e internazionali.

Per quanto riguarda il Friuli, il principio deve essere altrettanto chiaro: qualsiasi progetto di unione o collaborazione con il Veneto dovrà partire dal rispetto della nostra identità storica.

L’autonomia non può diventare una semplice operazione amministrativa. Deve rappresentare una possibilità concreta di valorizzazione territoriale, culturale, economica e politica.

Il Friuli può guardare al futuro e collaborare con altre realtà, ma non deve perdere la propria storia, la propria voce e il diritto di riconoscersi nella propria identità.

Tuttosport, Zanetti: «L’Udinese è forte ma serve il cuore»